Gestione dei PFAS nell’acqua potabile tra Direttive comunitarie e attuazione nazionale.
La gestione giuridico-ambientale delle sostanze PFAS (sostanze chimiche perfluoroalchiliche, note come “inquinanti eterni”), sta attraversando una fase di trasformazione normativa.
I PFAS sono entrati nell’uso comune con l’invenzione del Teflon nel 1938, per realizzare rivestimenti e prodotti in fluoropolimero resistenti al calore, all’olio, alle macchie, al grasso e all’acqua (come tessuti impermeabili, schermi di telefoni cellulari, vernice, mobili, imballaggi alimentari, padelle antiaderenti, prodotti per la cura della persona e cosmetici, tra cui rossetto, fondotinta, smalto per unghie ecc.).
Dette sostanze sono l’emblema di un’emergenza chimica globale che incide sulla salute dei cittadini e sulla tutela delle risorse idriche.
L’esposizione ai PFAS è stata ricollegata anche a diverse malattie: tumori, malattie della tiroide, ridotta immunità, problemi di sviluppo nei bambini, obesità, dislipidemia, interferenze ormonali ecc.-
In Italia i PFAS sono noti per la contaminazione delle falde acquifere tra Vicenza, Padova e Verona riconducibile allo stabilimento Miteni di Trissino (VI).
La provincia di Vicenza, insieme a parte di quelle di Verona e Padova, costituisce una delle aree più colpite a livello globale dall’inquinamento da PFAS tradizionali (come il PFOA): la contaminazione ha compromesso la seconda falda acquifera più grande d’Europa (la Falda sotterranea dell’Alta Pianura Veneta) e dato luogo ad una “zona rossa” in cui oltre 300.000 cittadini sono stati esposti -per decenni- a sostanze inquinanti attraverso l’acqua potabile e la catena alimentare.
Anche Legambiente si è attivata concretamente per ottenere ecogiustizia.
Più recentemente, i PFAS sono stati reperiti anche nelle acque del bacino del Bormida e nelle zone della provincia di Alessandria connesse al Polo Chimico Solvay-Spinetta Marengo (oggi Syensqo), ove vengono sintetizzati e utilizzati composti di nuova generazione come il cC6O4 e le molecole ADV.
Attualmente gli accertamenti giudiziali sono in corso.
Anche recenti studi di ISS e ISPRA hanno confermato che il fenomeno PFAS in Italia non è un problema limitato solo ad alcune Regioni, ma si tratta di una contaminazione diffusa a bassa concentrazione e non solo di siti industriali.
A livello europeo è di fondamentale importanza la Direttiva n. 2184 del 2020 che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano, riformando e aggiornando i vecchi standard comunitari risalenti alla fine degli anni Novanta.
L’obiettivo è quello di prevenire i rischi igienico-sanitari, proteggere i cittadini dai pericoli legati a un’acqua potabile non salubre o contaminata, garantire l’accesso all’acqua potabile per tutta la popolazione stimolando l’uso dell’acqua di rubinetto, ridurre l’impatto ambientale legato alla produzione e allo smaltimento delle bottiglie di plastica.
La Direttiva introduce regole uniformi in tutta l’Unione Europea riguardanti i materiali e i prodotti che entrano in contatto con l’acqua potabile (tubature, valvole e rubinetti), i limiti massimi consentiti per elementi chimici pericolosi, il monitoraggio dei nuovi inquinanti emergenti (tra cui proprio i composti PFAS), nonché l’obbligo, per i gestori e le istituzioni, di rendere facilmente accessibili ai consumatori i dati aggiornati sulla qualità dell’acqua erogata localmente.
Nel nostro ordinamento la Direttiva europea è stata recepita con il Decreto Legislativo n. 18 del 2023, che prevede un approccio preventivo di controllo (dai semplici controlli a campione sull’acqua dei rubinetti a una valutazione e gestione attiva del rischio lungo tutta la filiera, dalla fonte di prelievo fino al punto di erogazione finale), piani di Sicurezza dell’Acqua, cosiddetti PSA (i gestori idrici e i responsabili delle reti devono individuare e prevenire in anticipo pericoli chimici o biologici) e parametri di potabilità più severi (riduzione dei limiti massimi consentiti per elementi nocivi come il cromo o il piombo e inseriti obblighi di monitoraggio per microinquinanti emergenti, tra cui i composti PFAS e i residui di disinfezione).
Il decreto estende i controlli e l’analisi del rischio ai sistemi di distribuzione idrica interna di grandi edifici o strutture pubbliche e sanitarie (ospedali, case di cura, scuole, alberghi), definisce in modo stringente i parametri di controllo per la Legionella nei circuiti idrosanitari interni con l’obbligo di attivare correttivi se si superano le soglie di sicurezza e fissa requisiti igienici uniformi per tubature, raccordi e rubinetterie per impedire il rilascio di metalli o sostanze chimiche nell’acqua del rubinetto.
In merito alla decorrenza degli obblighi sui limiti PFAS, il D. Lgs. 18/2025 ne stabiliva l’efficacia a decorrere dal 12 gennaio 2026, data in cui sarebbe dovuto entrare in vigore l’intero pacchetto normativo (limite UE sui “PFAS Totali” a 0,10 μg/l e limite nazionale sulla “Somma di 4 PFAS” a 0,02 μg/l). Considerato che il rispetto della soglia italiana di 0,02 μg/l presupponeva dotazioni tecnologiche di campionamento e filtri a carboni attivi non ancora diffusamente disponibili presso i gestori idrici e i laboratori delle ASL, il Legislatore è intervenuto per scongiurare situazioni di non conformità dell’acqua potabile e la conseguente adozione di ordinanze sindacali di divieto di utilizzo.
Tramite la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) è stata quindi disposta una proroga parziale: dal 13 gennaio 2026 è stato applicato il solo limite europeo (0,10 μg/l), differendo al 13 luglio 2026 l’obbligatorietà del più stringente parametro italiano (0,02 μg/l) per le quattro molecole prioritarie (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS).
Pertanto, qualsiasi rilevazione effettuata dopi il 13 luglio 2026 che superi la soglia sopra descritta, fa scattare automaticamente l’illecito e il sistema di responsabilità penale, civile e amministrativa in capo a chi ha omesso i controlli.
Per quanto riguarda, invece, l’acido trifluoroacetico (TFA), una sostanza PFAS di nuova generazione, a catena cortissima, derivante anche dalla degradazione di gas refrigeranti e pesticidi, estremamente mobile nell’acqua e difficile da filtrare, il legislatore ha ritenuto che il monitoraggio obbligatorio, con il limite di 10 μg/l, entrerà in vigore a far data dal 13 gennaio 2027.
Vi è da precisare che anche se la normativa citata (D.Lgs. 18/2023) si concentra sull’acqua potabile, i PFAS si accumulano fortemente anche nella fauna idrica.
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha evidenziato che il pesce è una delle principali fonti alimentari di esposizione cronica per l’uomo.
Conseguentemente, le Autorità Sanitarie hanno dovuto implementare controlli e limiti severi anche sui prodotti ittici commerciali (il sistema europeo di sicurezza alimentare monitora sia la pesca marittima sia la pesca in acque dolci) per evitare che i PFAS banditi dall’acqua potabile venissero rinvenuti nel cibo sulle nostre tavole.