Ogni giorno migliaia di camion attraversano Savona. Scendono dal porto, risalgono verso le autostrade, attraversano svincoli congestionati e arterie urbane già al limite. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: code croniche, traffico paralizzato nelle ore di punta, inquinamento crescente e una città sempre più schiacciata tra sviluppo logistico e qualità della vita.

Negli ultimi anni il sistema portuale di Porto di Vado Ligure e Porto di Savona è diventato uno dei motori economici più importanti del Nord Italia. La crescita del terminal container di Vado Gateway ha trasformato profondamente il ruolo della provincia savonese nel Mediterraneo, portando occupazione, investimenti e traffici internazionali. Ma insieme alle merci sono arrivati anche i tir.

Secondo i dati diffusi dal sistema portuale ligure, nel 2024 gli scali di Savona e Vado hanno movimentato oltre 16,3 milioni di tonnellate di merci. Una crescita continua che ha consolidato il polo savonese come una delle principali piattaforme logistiche italiane. Il dato più impressionante riguarda il traffico containerizzato: in pochi anni i volumi sono esplosi, passando da circa 164 mila tonnellate del 2017 a oltre 3,8 milioni di tonnellate.

Dietro questi numeri c’è soprattutto il terminal deep sea di Vado Ligure, progettato per accogliere le grandi navi oceaniche provenienti dall’Asia e dalle principali rotte internazionali. Una struttura che oggi rappresenta uno degli hub container più avanzati del Mediterraneo occidentale.

I container vengono misurati in TEU, l’unità standard internazionale. E proprio i TEU raccontano meglio di ogni altra statistica l’impatto che il porto sta avendo sul territorio savonese. Nel 2025 il sistema Savona-Vado ha sfiorato quota 600 mila TEU movimentati, con una crescita superiore al 58% rispetto all’anno precedente.

Dietro ogni container, però, c’è quasi sempre un camion.

La gran parte delle merci che arrivano a Vado continua infatti a viaggiare su gomma. Significa che ogni giorno centinaia e centinaia di tir escono dal porto per raggiungere Piemonte, Lombardia e Nord Europa. Altri entrano per caricare o scaricare container. Sommando entrate e uscite, il numero dei movimenti giornalieri diventa enorme.

E Savona ne paga il prezzo.

traffico vado camion infografica 1

Nelle ore di punta il traffico pesante si riversa sugli stessi assi già utilizzati dai residenti: via Stalingrado, corso Tardy & Benech, Aurelia, accessi all’A10 e all’A6. Basta un rallentamento, un incidente o un cantiere per mandare in tilt l’intera viabilità cittadina.

Il problema è strutturale. La Liguria ha uno spazio limitato, stretto tra mare e montagne. Le città costiere si sviluppano lungo poche direttrici obbligate e Savona non fa eccezione. Tutto converge sugli stessi corridoi: traffico urbano, mezzi pubblici, auto private, turismo e logistica portuale.

Così i camion finiscono inevitabilmente dentro la città.

Il risultato è una pressione continua sulla rete stradale urbana. Le code si allungano soprattutto nelle fasce mattutine e pomeridiane, mentre i residenti lamentano tempi di percorrenza sempre più lunghi e una qualità della vita peggiorata.

Ma non c’è soltanto il traffico.

L’aumento dei mezzi pesanti porta con sé anche un forte impatto ambientale. I camion diesel producono emissioni di ossidi di azoto, polveri sottili e CO₂. Le aree più esposte sono quelle vicine al porto e alle principali direttrici di attraversamento. A questo si aggiungono rumore, vibrazioni e una crescente percezione di insicurezza stradale.

La convivenza tra tir, motocicli, biciclette e pedoni in una rete urbana congestionata è diventata uno dei nodi più delicati della mobilità savonese.

Negli ultimi anni qualcosa è stato fatto. Nel 2024 è entrata in funzione una nuova viabilità dedicata ai camion diretti al terminal di Vado, con un investimento da circa 20 milioni di euro. L’opera comprende un nuovo collegamento tra l’Aurelia e la galleria Carrara e un viadotto pensato per eliminare interferenze ferroviarie e passaggi a livello.

L’obiettivo era alleggerire il traffico cittadino e separare almeno una parte dei mezzi pesanti dalla viabilità ordinaria.

Ma il problema resta aperto.

Perché mentre le infrastrutture migliorano lentamente, il traffico portuale cresce molto più velocemente. E il rischio è che la rete savonese non riesca più a reggere l’aumento continuo dei volumi logistici.

A complicare tutto c’è poi la fragilità del sistema autostradale ligure. L’A10 e l’A6 convivono da anni con cantieri, restringimenti e manutenzioni. Basta poco per bloccare la circolazione: un incidente, un mezzo in avaria o una chiusura improvvisa. Quando accade, i camion si riversano immediatamente sulla viabilità ordinaria, aggravando ulteriormente la situazione urbana.

Per gli esperti la vera soluzione è una sola: spostare più merci possibile dalla strada alla ferrovia.

Oggi la quota di traffico merci su rotaia resta ancora insufficiente rispetto ai volumi movimentati dal porto. Eppure un singolo treno merci potrebbe togliere dalla strada fino a 50 camion. Il potenziamento ferroviario viene indicato come l’unica risposta strutturale capace di ridurre davvero il traffico pesante in città.

Sul tavolo restano anche altre ipotesi: nuovi collegamenti diretti tra porto e autostrada, tunnel logistici dedicati ai tir, gestione digitale degli accessi portuali e distribuzione dei flussi sulle 24 ore.

traffico vado camion infografica

La posta in gioco è alta.

Da una parte c’è il porto, che rappresenta occupazione, sviluppo economico e centralità internazionale. Dall’altra c’è una città che rischia di diventare ostaggio del proprio stesso successo logistico.

Savona oggi vive questa contraddizione ogni giorno, nel traffico del mattino, nelle code agli svincoli, nei camion che attraversano la città diretti verso il Nord Italia.

E il vero interrogativo è quanto ancora il sistema riuscirà a reggere senza interventi strutturali radicali.

Dietro ogni container, però, c’è quasi sempre un camion.

La gran parte delle merci che arrivano a Vado continua infatti a viaggiare su gomma. Significa che ogni giorno centinaia e centinaia di tir escono dal porto per raggiungere Piemonte, Lombardia e Nord Europa. Altri entrano per caricare o scaricare container. Sommando entrate e uscite, il numero dei movimenti giornalieri diventa enorme.

E Savona ne paga il prezzo.