La Direttiva (UE) 2025/2360, pubblicata il 26 novembre 2025 ed entrata in vigora il 16 dicembre dello stesso anno, è la prima legge europea dedicata alla tutela, al monitoraggio e alla resilienza del suolo volta ad introdurre un quadro normativo armonizzato con l’obiettivo finale di raggiungere il “consumo di suolo netto zero” entro il 2050 di tutti i suoli dell’Unione Europea.
L’ Europa ha così, finalmente, colmato un vuoto legislativo riconoscendo ufficialmente il suolo come una risorsa vitale, limitata e non rinnovabile, indispensabile per la biodiversità e la resilienza climatica.
Ciò è fondamentale non solo dal punto di vista della protezione ambientale, ma anche per una gestione sana del suolo, per la sicurezza alimentare, oltre che per la mitigazione dei cambiamenti climatici, in quanto i suoli sani sono i principali serbatoi di carbonio terrestre.
La normativa in questione si applica a tutti i tipi di terreno (agricoli, forestali, urbani) e si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio armonizzato (istituisce un sistema di valutazione comune basato su descrittori misurabili come il carbonio organico, l’erosione, la compattazione e la biodiversità e l’uso di dati satellitari dal programma Copernicus, di cui si dirà dopo), gestione dei siti contaminati (obbliga gli stati membri a identificare e mappare i siti inquinati in registri pubblici, definendo piani d’azione basati sul rischio per la salute umana e l’ambiente) e contrasto al consumo di suolo (introduce principi per ridurre l’impermeabilizzazione -copertura con asfalto o cemento- e promuovere il riuso di aree già edificate).
L’attuazione della direttiva sarà graduale: gli Stati membri, inclusa l’Italia, avranno tempo fino al dicembre 2028 per recepire e integrare la direttiva nelle leggi nazionali.
Infatti, in Italia manca una legge quadro sul consumo del suolo, nonostante vi siano state, negli ultimi anni, diverse proposte.
Nel nostro Paese, il sistema di monitoraggio sarà guidato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che fungerà da garante scientifico del percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo di “suoli sani”.
Relativamente alle tempistiche si segnala che la prima fase (2025-2027) riguarderà il coordinamento tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), le Regioni e l’ISPRA per definire i “Distretti del suolo” e le autorità competenti.
Entro il 2028 l’Italia dovrà completare, invece, la mappatura dei siti potenzialmente inquinati e istituire registri pubblici trasparenti, passaggio fondamentale per la gestione dei cosiddetti “brownfields” (aree industriali dismesse) ed entro il 2030 dovrà essere effettuata una prima valutazione della salute dei suoli italiani basata sui nuovi indici europei.
Nel panorama legislativo di cui sopra le Regioni e i Comuni avranno un ruolo centrale: dovranno integrare la tutela della salute del suolo all’interno dei piani urbanistici e territoriali, promuovendo il riuso delle aree già impermeabilizzate anziché l’espansione su terreni agricoli o naturali.
Le Regioni dovranno suddividere il loro territorio in unità amministrative specifiche (Distretti) per gestire il monitoraggio in modo capillare e, successivamente, censire i siti contaminati per creare registri pubblici trasparenti, come previsto dal Capo IV della Direttiva e inserire nei piani territoriali (PTR) i principi di mitigazione del consumo di suolo, privilegiando il riuso di aree già impermeabilizzate rispetto a nuovi insediamenti su terreni agricoli.
Il monitoraggio non sarà solo manuale, in quanto le Autorità regionali potranno utilizzare anche i dati del programma europeo Copernicus (il programma per l’osservazione della Terra, considerato “l’occhio dell’Europa sul pianeta” che raccoglie i dati da satelliti e sensori terrestri), per osservazioni continue.
Per quanto riguarda più specificatamente la Liguria, la nostra Regione è una delle più virtuose, in quanto attiva nel recepire la Direttiva (UE) 2025/2360, avendo già avviato iniziative legislative e tecniche concrete.
Nel periodo 2022-2023 la Liguria è stata, infatti, la Regione con il minor consumo di suolo pro-capite in Italia (0,18 mq per abitante, contro una media nazionale di 1,09 mq), in virtù di una politica regionale orientata alla rigenerazione urbana.
Inoltre, a novembre 2025 è stato presentato un Progetto di Legge (PDL 86/2025, “Misure regionali per la riduzione del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana”) per rispondere alle nuove direttive europee ed affrontare la fragilità del territorio ligure, mirando ad istituzionalizzare il monitoraggio costante del territorio con l’ausilio dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (ARPAL), che garantirà il monitoraggio dello stato di degrado del suolo in collaborazione con ISPRA e CREA.